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"Grande è la forza di richiamo che risiede nei luoghi." (da Cicero)

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Calcare con selce

L’attività vulcanica sottomarina arricchì l’acqua di silice (SiO2), permettendo la proliferazione di organismi a scheletro siliceo come i radiolari e le spugne. I loro resti si mescolavano al fango calcareo sul fondo dei bacini, per poi essere disciolti dalle acque circolanti nelle rocce in formazione. La silice è rimasta però nella roccia, andando poi a formare noduli di selce negli strati calcarei.

Questo bene naturale fa parte del tour "Sfogliando le rocce del Seceda"

 

Conglomerato

L’erosione intensa delle rocce ad opera di torrenti e fiumi genera ghiaie e ciottoli, a loro volta levigati e arrotondati dai vortici delle correnti d'acqua. Anche questi depositi clastici grossolani possono subire una cementazione naturale, dando origine a conglomerati. La varietà di colori dei ciottoli indica che l’area da cui provengono era ampia e comprendeva diversi tipi di roccia.

Questo bene naturale fa parte del tour "Sfogliando le rocce del Seceda"

Gesso

Nella sua forma rocciosa, il gesso nasce depositandosi in una salina naturale, cioè in un ambiente marino di bassissima profondità e in un clima caldo e arido. La forte evaporazione concentra i sali dell’acqua marina fino a farli precipitare, cominciando dai solfati (il gesso è un solfato di calcio, CaSO4). Gli strati bianchi che si vedono dalla funivia del Seceda sono proprio i resti di queste saline naturali. 

Questo bene naturale fa parte del tour "Sfogliando le rocce del Seceda".

Arenaria gardenese

La sabbia derivata dall’erosione dei porfidi rossi non poteva essere che rossa. Ricopriva una grande pianura con fiumi e laghi circondati da vegetazione e abitata da rettili e anfibi primitivi, quando in Val Gardena non era ancora arrivato il mare. Dopo parecchi milioni di anni, le sabbie si sono cementate naturalmente, dando origine a una roccia, l’arenaria, che pur essendo solida, si può lavorare e scolpire.

Questo bene naturale fa parte del tour "Sfogliando le rocce del Seceda".

Porfido

Quante volte abbiamo percorso delle vie lastricate di cubetti di porfido, senza pensare che quella roccia si formò grazie al un rapido raffreddamento di una lava! In Alto Adige, questa roccia vulcanica, in gran parte rossastra, forma uno zoccolo spesso alla base della successione sedimentaria, ed è ben visibile lungo l’autostrada a Nord di Bolzano o al Resciesa in Val Gardena. 

Mascroscaphites

Quando gli ammoniti vogliono stupirci, danno origine a conchiglie dalle forme più bizzarre, e questo è successo spesso a ridosso delle grandi crisi che hanno costellato la lunga vita di questo gruppo di organismi, protrattasi per oltre 300 milioni di anni. Il Macroscaphites inizia come un normale ammonite, avvolgendosi in senso planispirale, ma poi si raddrizza e termina la propria crescita ripiegandosi a uncino. La parte a spirale, ripiena di gas, serviva come stabilizzatore durante il nuoto, mentre l’organismo occupava la parte uncinata.  

 

Tainoceras malsineri con Bellerophon

Il Bellerophon, un gasteropode avvolto a spirale, è tra i fossili più famosi delle Dolomiti: oltre a dare il nome alla Formazione a Bellerophon, testimonia l’arrivo definitivo del mare alla fine del Permiano. In questo campione è associato a un grande Tainoceras malsineri, un cefalopode antenato dell’odierno Nautilus. Anche la presenza di molti microfossili (alghe calcaree e foraminiferi) dimostra la grande ricchezza di vita che qui regnava prima della grande crisi biologica. 

 

Costidiscus

Con la loro storia di più di 300 milioni di anni, talvolta gli ammoniti sembrano molto simili tra loro, appaiono come conchiglie avvolte a spirale, più o meno ornate da costolature e spine. Tuttavia, si possono distinguere in base a caratteristiche interne, per cui non si ha mai una ripetizione perfetta. Ecco perché questo ammonite del Cretacico è sempre ben distinguibile dalle specie che l’hanno preceduto.  

 

Neomegalodon

Questi grandi bivalvi dominavano le piane di marea della maggiore piattaforma carbonatica del Triassico - non per nulla denominata Dolomia principale - che non solo ricopriva uniformemente tutte le Dolomiti, ma si estendeva su gran parte della Tetide occidentale. La dolomitizzazione ha prodotto quasi sempre lo scioglimento del loro spesso guscio, lasciando visibile il contenuto della conchiglia. 

Coralli e spugne

La ripresa della scogliera corallina raggiunse un primo culmine circa 235 milioni di anni fa, come testimoniano in modo evidente gli esemplari rinvenuti nei dintorni di Cortina. Queste associazioni di coralli, spugne e molluschi, conservatesi così bene, oltre a testimoniare il picco della biodiversità marina in tutto il Mesozoico, rappresentano una delle unicità paleontologiche delle Dolomiti.