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"Grande è la forza di richiamo che risiede nei luoghi." (da Cicero)

Zusatzinformation
ca. 252-201 milioni di anni
Sortierung
20

Calcare con selce

L’attività vulcanica sottomarina arricchì l’acqua di silice (SiO2), permettendo la proliferazione di organismi a scheletro siliceo come i radiolari e le spugne. I loro resti si mescolavano al fango calcareo sul fondo dei bacini, per poi essere disciolti dalle acque circolanti nelle rocce in formazione. La silice è rimasta però nella roccia, andando poi a formare noduli di selce negli strati calcarei.

Questo bene naturale fa parte del tour "Sfogliando le rocce del Seceda"

 

Conglomerato

L’erosione intensa delle rocce ad opera di torrenti e fiumi genera ghiaie e ciottoli, a loro volta levigati e arrotondati dai vortici delle correnti d'acqua. Anche questi depositi clastici grossolani possono subire una cementazione naturale, dando origine a conglomerati. La varietà di colori dei ciottoli indica che l’area da cui provengono era ampia e comprendeva diversi tipi di roccia.

Questo bene naturale fa parte del tour "Sfogliando le rocce del Seceda"

Neomegalodon

Questi grandi bivalvi dominavano le piane di marea della maggiore piattaforma carbonatica del Triassico - non per nulla denominata Dolomia principale - che non solo ricopriva uniformemente tutte le Dolomiti, ma si estendeva su gran parte della Tetide occidentale. La dolomitizzazione ha prodotto quasi sempre lo scioglimento del loro spesso guscio, lasciando visibile il contenuto della conchiglia. 

Coralli e spugne

La ripresa della scogliera corallina raggiunse un primo culmine circa 235 milioni di anni fa, come testimoniano in modo evidente gli esemplari rinvenuti nei dintorni di Cortina. Queste associazioni di coralli, spugne e molluschi, conservatesi così bene, oltre a testimoniare il picco della biodiversità marina in tutto il Mesozoico, rappresentano una delle unicità paleontologiche delle Dolomiti.  

Haliotimorpha e Chemnitzia

Questi gasteropodi di grandi dimensioni disponevano di lunghe spine o grossi nodi, da un lato per irrobustire la conchiglia, e dall’altro per nascondersi tra i ciottoli, mantenendo però il contatto con l’acqua agitata che caratterizzava l’habitat dell’associazione poi trascinata in profondità, e che oggi conosciamo come ‘tufi a Pachycardia’.  

 

 

 

Fedaiella

Questi gasteropodi a forma sferica potevano raggiungere dimensioni notevoli, e avendo una superficie liscia riuscivano a restare attaccati agli scogli anche in presenza di un moto ondoso intenso. Possiamo immaginare queste conchiglie punteggiate da colori vivaci, poiché in alcuni esemplari sono ancora visibili delle tracce policrome, anche se non sappiamo ancora di quale tinta fossero. 

 

Pachycardia

Questo mollusco bivalve costituisce il 90% dei fossili che ritroviamo negli strati dei ‘tufi a Pachycardia’, che non a caso hanno questo nome! Sono dei sedimenti grossolani (arenarie e conglomerati a ciottoli arrotondati di origine vulcanica) tipici dell’Alpe di Siusi, e si tratta di depositi fossili con organismi che vivevano sulle rive delle isole vulcaniche, dove il moto ondoso era molto intenso. La Pachycardia, infatti, aveva un guscio molto spesso che la rendeva resistente alle forti sollecitazioni delle onde marine.  

 

 

 

 

Pterophyllum

Sulle isole vulcaniche e sugli isolotti degli atolli del Triassico non c’erano le palme, che compariranno solo più di cento milioni di anni dopo! Vi erano però degli alberi che alle palme assomigliavano, imparentati a piante primitive da cui trassero origine il Gingko o la Cycas. Lo Pterophyllum appartiene infatti alle Benettitales, oggi estinte, che nel Triassico dominavano le coste marine assieme alle conifere primitive e alle felci. Non si sarebbe sentita la mancanza delle palme su quelle spiagge!  

Colonia corallina

Per noi contemporanei, le barriere coralline rappresentano uno degli ambienti più spettacolari per bellezza, forma e colori degli organismi che le popolano. Nel Ladinico superiore, quest'ecosistema si riprese finalmente dopo essere quasi scomparso con la grande crisi. Le ampie colonie di coralli fossili che si rinvengono numerose all’Alpe di Siusi sono la testimonianza di questo importante evento biologico. 

 

 

Daonella

Le daonelle sono molluschi bivalvi tipici del Triassico medio (247-237 milioni di anni fa). Il loro guscio sottile e appiattito è irrobustito da costolature radiali che, insieme alla forma della conchiglia (circolare o triangolare) sono le loro caratteristiche specifiche. La Daonella lommeli è una delle specie più grandi e diffuse, visibile spesso nelle rocce formatesi in ambienti marini aperti. Questo suggerisce che potesse vivere sospesa nell’acqua, grazie proprio alla sua conchiglia ampia e sottile.